
Le recenti inchieste sul caporalato in Trentino raccontano di lavoratori sfruttati, sottopagati, ricattati attraverso il debito e la paura di perdere lavoro, casa e permesso di soggiorno. Il Partito Democratico del Trentino esprime vicinanza alle vittime e ringrazia magistratura, forze dell’ordine e ispettori del lavoro, che hanno fatto emergere una realtà rimasta a lungo sommersa.
Alessandro Dal Ri - Antonio Zanetel, 28 ottobre 2026
Non siamo di fronte a semplici irregolarità. Il ricatto, il controllo delle persone e i profitti costruiti sulla vulnerabilità dei migranti sono i metodi di arricchimento di circuiti internazionali di criminalità organizzata. Queste inchieste ci dicono che nemmeno il Trentino ne è immune, e che fare finta di niente non è più possibile.
Per questo la repressione dei reati non basta: bisogna investire sulla prevenzione. È l’obiettivo del disegno di legge provinciale sulla prevenzione del fenomeno mafioso e la promozione della cultura della legalità presentato dal Partito Democratico del Trentino, che prevede tra l’altro strumenti di verifica delle condizioni di lavoro e di tutela dei diritti dei lavoratori.
Servono un monitoraggio permanente, l’incrocio dei dati tra enti pubblici, controlli più forti e una collaborazione stabile tra istituzioni, sindacati, associazioni di categoria e terzo settore. Chi denuncia deve sentire le istituzioni al proprio fianco. E le tante imprese oneste non devono pagare la concorrenza sleale di chi guadagna calpestando i diritti.
La dignità del lavoro è il primo argine contro la criminalità. Il Trentino ha tutte le energie per reagire, ma serve la consapevolezza che il problema esiste e che nessuno può chiamarsi fuori.