Sanità trentina, liste d’attesa infinite e record di intramoenia: l’inaccettabile paradosso che penalizza i cittadini

In cima alla classifica dei compensi c’è la Dermatologia, una delle specialità con le attese più proibitive nel pubblico. Il diritto alla salute non può diventare un privilegio a pagamento negli ospedali pubblici. I dati recentemente emersi sui redditi e sull'attività libero-professionale intramuraria (ALPI) all'interno dell’Azienda sanitaria provinciale mettono a nudo un paradosso ormai strutturale e non più tollerabile.
Francesca Parolari - Paolo Zanella, 28 ottobre 2026

 

Mentre i cittadini trentini attendono mesi — quando non anni — per una visita specialistica nel canale ordinario, l’attività a pagamento all’interno delle strutture pubbliche esplode, toccando cifre record.

Lo affermano i consiglieri del Partito Democratico del Trentino Francesca Parolari e Paolo Zanella, commentando la graduatoria dei compensi dirigenziali Asuit relativi al 2025, che vede al vertice il primario di Dermatologia con oltre 437 mila euro complessivi, di cui ben 271 mila euro derivanti dalla sola libera professione intramoenia (pari al 62% del reddito totale). 

È un contrasto stridente ed eclatante: svetta in testa alla classifica dei compensi proprio la figura apicale di una disciplina come la dermatologia, tristemente nota ai cittadini per avere tra le liste d'attesa più lunghe e bloccate dell'intero sistema sanitario provinciale. Com’è possibile spiegare a un cittadino che per una visita dermatologica pubblica non c’è disponibilità, ma che pagando può accedere alla medesima prestazione, nelle medesime strutture pubbliche, dallo stesso specialista in tempi rapidi? 

Non si tratta di mettere in discussione le singole professionalità o il legittimo diritto alla libera professione, ma di denunciare una distorsione di sistema che l'amministrazione provinciale continua a ignorare o a incentivare passivamente. 

Negli ultimi cinque anni i compensi da libera professione di alcuni vertici sono cresciuti fino al +110%, le ore autorizzate e le tariffe delle visite a pagamento sono aumentate sistematicamente, mentre per chi non può permettersi di pagare di tasca propria il servizio pubblico continua a mostrare falle drammatiche. 

Il servizio sanitario pubblico ha il dovere costituzionale e statutario di garantire prestazioni tempestive ed eque per tutti, non di fungere da piattaforma logistica per un canale privatistico che rischia di drenare tempo, energie e risorse a scapito dell’attività istituzionale. Quando l'attività a pagamento supera di gran lunga quella del trattamento fondamentale e diventa la via d'uscita obbligata per i pazienti esasperati dalle attese, significa che il sistema pubblico ha abdicato alla propria missione primaria. Osserviamo inoltre che solo il 43,3% delle prescrizioni mediche si trasforma, poi, in visita medica effettuata nel sistema pubblico. 

I consiglieri chiedono alla Giunta provinciale e ai vertici sanitari un cambio di rotta immediato: servono un monitoraggio rigoroso del rapporto tra ore dedicate all'attività istituzionale e libera professione, un piano straordinario di abbattimento dei tempi d’attesa nel canale pubblico e un tetto reale per evitare che l'intramoenia continui a prosperare sulle inefficienze dell'offerta ordinaria. 

La salute deve tornare a essere un diritto garantito a tutti, non una prestazione riservata a chi può pagare.

 

Francesca Parolari

Paolo Zanella

Gruppo PD del Trentino