
Il sistema sanitario è sempre più privatizzato: a fronte di un finanziamento del sistema sanitario pubblico (comprensivo di privato accreditato) di 1,6 miliardi, i cittadini sborsando di tasca propria mezzo miliardo per curarsi: il 23,8% della spesa complessiva per la salute è direttamente a carico loro. Se uniamo i puntini il quadro prende forma. Ed è un quadro drammatico.
Paolo Zanella, 20 ottobre 2026
I puntini sono questi:
Il quadro è questo:
il sistema sanitario è sempre più privatizzato: a fronte di un finanziamento del sistema sanitario pubblico (comprensivo di privato accreditato) di 1,6 miliardi, i cittadini sborsando di tasca propria mezzo miliardo per curarsi: il 23,8% della spesa complessiva per la salute è direttamente a carico loro. Il servizio sanitario anche in Trentino ormai non si può più definire pubblico: sopra il 15% di spesa out of pocket per l’OMS il sistema è misto pubblico-privato, perché non garantisce più l’universalità delle cure, creando disuguaglianze e problemi di accessibilità per chi è più fragile e con meno risorse.
In tutto ciò è preoccupante anche l’aumento delle autorizzazioni e delle ore di attività libero professionale intramoenia e delle ore per medico, oltre che alle tariffe che ricadono direttamente sui cittadini. L’esplosione dell’offerta a pagamento nelle strutture pubbliche è il sintomo diretto di un sistema pubblico in sofferenza che non riesce a dare risposte nei canali ordinari del Servizio Sanitario Provinciale, spesso per inefficienze organizzative (emblematici i disservizi col nuovo CUP) e per insufficienza di personale. Aumenta la domanda, l’offerta nel pubblico è insufficiente e le persone sono costrette alla libera professione (con sempre più casi anche di interventi chirurgici) o al pivato-privato.
La libera professione intramoenia, che nasceva come opzione per chi voleva scegliere lo specialista o anticipare i tempi in un servizio sanitario che però garantiva le prenotazioni e le priorità, oggi è diventata spesso l’unico modo per ottenere una visita in tempi congrui. Da scelta a necessità.
Serve invertire questa tendenza e tornare a garantire una forte risposta della sanità pubblica finanziata dalla fiscalità generale. Per farlo bisogna agire per rivedere le condizioni economiche e contrattuali, pagando meglio gli straordinari e le prestazioni orarie aggiuntive (POA), rispondendo alla domanda con attività ordinaria che vada a limitare la libera professione e non ricada direttamente sui pazienti; rendendo attrattiva la professione e aumentando le piante organiche almeno nei settori in cui non vi è carenza di specialisti; migliorare l’appropriatezza prescrittiva, efficientare l’organizzazione e i sistemi di prenotazione, partendo da un reale apertura delle agende.
In sostanza serve rimettere al centro la difesa della sanità pubblica universalistica, ristabilendo il principio fondamentale per cui la tutela della salute è un diritto da garantire a tutti e non un bene di consumo.