Legge elettorale: regole su misura per la destra e un nuovo colpo all'autonomia trentina

Le regole del voto dovrebbero appartenere a tutti. Oggi invece la destra se le è scritte da sola, a colpi di fiducia e a pochi mesi dalle elezioni. Non è una riforma pensata per durare: è uno strumento pensato per vincere. Il meccanismo è chiaro. Chi supera il 42% dei voti ottiene la maggioranza assoluta dei seggi: una minoranza del Paese potrà governare da sola, senza contrappesi.
Alessandro Dal Ri - Arianna Miorandi, 8 ottobre 2026

 

E con i capilista bloccati una parte consistente del Parlamento continuerà a essere decisa dalle segreterie dei partiti, non dagli elettori.

Per il Trentino il danno è doppio. Questa legge ci toglie la possibilità di costruire al Senato una coalizione originale, nata dalla nostra storia politica e dal confronto con le forze autonomiste. È stato per anni il segno distintivo della nostra rappresentanza a Roma. Ora tutto viene ricondotto dentro schemi nazionali decisi altrove. È un ulteriore indebolimento dell'autonomia, in linea con un governo che preferisce centralizzare piuttosto che valorizzare le specialità. E colpisce il silenzio di chi in Trentino si proclama difensore dell'autonomia ma la sacrifica agli equilibri del centrodestra.

Non basta. La legge alza le firme necessarie a chi non siede già in Parlamento. Si chiudono le porte alle nuove forze politiche e alla partecipazione civica, proprio quando servirebbe aprirle.

Riconosciamo un solo passo avanti: il voto per i fuori sede, una battaglia che il Partito Democratico porta avanti da anni e che riguarda migliaia di studenti e lavoratori trentini. Un buon articolo, però, non salva una cattiva legge.

Continueremo a opporci nel Paese e sosterremo i ricorsi per arrivare al più presto a un pronunciamento della Corte costituzionale. In Trentino lavoreremo da subito per un'alternativa larga, credibile e radicata nei territori. Alla prossima tornata dovranno essere i cittadini a decidere, non i meccanismi.