
Sono anni che vediamo una spinta regressiva sul tema delle pari opportunità e in particolare su tutto quanto si dovrebbe fare per prevenire la violenza di genere, per promuovere relazioni paritarie tra ragazzi e ragazze, per decostruire quegli stereotipi che vengono introiettati sin dall’infanzia e che determinano il permanere dell'asimmetria di potere tra uomini e donne. In sostanza di tutte quelle iniziative culturali a monte del fenomeno.
Paolo Zanella, 9 ottobre 2026
Si continua ad agire solo a valle, istituendo reati e garantendo i percorsi di sostegno alle donne vittime di violenza - certo tutto necessario -, ma nulla si fa per evitare che tutto ciò accada. Di queste azioni culturali preventive facevano parte - ormai ci tocca usare il passato - anche i percorsi sull’educazione affettiva e sessuale che ASUIT promuove(va) e realizza(va) in quasi tutte le scuole trentine, una delle poche azioni che veniva attuata.
Quando, ormai quindici anni fa, in occasione della discussione del ddl di iniziativa popolare contro l’omotransfobia di cui ero primo firmatario, vedendo nascere i movimenti anti-gender avevamo ben compreso che dietro il contrasto all’avanzamento dei diritti LGBT+ c’era la precisa volontà di arrestare e far arretrare i diritti delle donne, ricollocandole nella loro dimensione materna e domestica, gli angeli del focolare del XXI secolo.
Impedire che si agisca precocemente, sin dalla scuola dell'infanzia, decostruendo quei costrutti che imbrigliano i ruoli di genere, e chiedere il consenso alle famiglie dalle scuole medie per poter affrontare un tema tanto cruciale nella vita relazionale di ragazzi e ragazze e centrale nella vita della comunità ha il solo scopo di ripristinare il patriarcato mediterraneo, tanto caro a questa destra reazionaria e oscurantista.
Che il “Servizio Promozione ed Educazione alla Salute, Sorveglianza e Stili di Vita” abbia dovuto comunicare, suo malgrado, ai docenti referenti alla salute di tutte le scuole la sospensione dell’attività “Conoscere il consultorio” è qualcosa che, però, non ci saremmo mai aspettati. Si tratta di un percorso collaudato da decenni, fatto da professioniste della nostra Azienda sanitaria di cui adesso, grazie a un ministro e a un’assessore della destra più retriva, si dovranno analizzare i curriculum!! Qualcosa di inaccettabile! Ma l’assessore alla Salute che si riempie la bocca ogni tre per due di prevenzione su questo non ha nulla da dire?!! Con la violenza di genere in aumento, con le infezione sessualmente trasmissibili in crescita, l’unica preoccupazione in questo Paese e in un (fu) Trentino autonomo è quella di censurare chiunque parli di affettività e di sessualità?!! Solidarietà a ragazzi e ragazze, insegnanti e ostetriche di Asuit, che di fatto l’assessora sta mettendo sotto processo. L’inquisizione in stile Fratelli d’Italia è servita. Bentornato medioevo!