
Dall’intervista pubblicata il 25 settembre emerge che, nell’esercizio della nuova competenza ambientale riconosciuta dalla revisione dello Statuto di autonomia, per l’assessora Zanotelli la prima grande priorità sembra essere “semplificare”. Che cosa, dove e sulla base di quali criticità non è dato sapere: la burocrazia, si sa, è un avversario comodissimo, soprattutto quando rimane indefinito.
Michela Calzà, 26 settembre 2026
Un modo singolare di affrontare il percorso di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico: prima ancora di indicare quali obiettivi di tutela si vogliano raggiungere, si annuncia un disegno di legge per semplificare. Eppure, proprio quest’anno, abbiamo affrontato una nuova crisi idrica, a soli quattro anni da quella precedente, senza che nel frattempo siano state programmate adeguate misure di prevenzione e intervento. L’aumento delle temperature ha inoltre prodotto disagi e danni in tutti i settori economici, incidendo sulla salute pubblica e sul benessere di lavoratori e popolazione.
C’è poi un’altra contraddizione. Zanotelli afferma di voler costruire una «strategia complessiva», ma, quando le viene chiesto quali siano le priorità, cita acquedotti, irrigazione, ricerca e fitopatie. Sono temi importanti, ma non esauriscono certo la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Non vengono indicati obiettivi in materia di biodiversità, habitat, consumo di suolo, qualità ecologica dei corsi d’acqua, aree protette, connettività ecologica, emissioni, adattamento climatico e ripristino degli ecosistemi degradati.
L’ambiente non è un settore separato dal resto e neppure un intralcio collocato tra l’amministrazione e le imprese. È il sistema nel quale vivono le persone e operano le attività economiche. Tutelarlo significa proteggere salute, acqua, suolo, paesaggio, biodiversità e sicurezza del territorio. Significa creare le condizioni perché anche l’economia possa durare nel tempo.
Considerata l’urgenza di dare concreta attuazione alla Strategia provinciale di mitigazione e adattamento, serve un sistema coordinato di azioni e misure. Oggi, invece, le competenze ambientali sono frammentate fra tre assessorati, con i rispettivi dipartimenti e servizi. Una suddivisione che rischia di ostacolare il coordinamento: strutture e uffici potrebbero lavorare con maggiore efficacia se facessero riferimento a un’unica regia politica.
La semplificazione è utile quando rende l’amministrazione più efficiente. Se invece serve a semplificare la complessità dei problemi, più che una politica ambientale diventa una comoda scorciatoia.
Per verificare quanto la Provincia sia davvero presente accanto ai Comuni, ho presentato un’interrogazione sullo stato delle 222 riserve locali e delle reti di riserve: piani di gestione, monitoraggi, risorse e criticità. Prima di annunciare nuove semplificazioni, la Giunta chiarisca se abbia messo gli enti locali nelle condizioni di tutelare concretamente il territorio.