«Antispopolamento, un Superbonus per pochi fortunati»

Il bando antispopolamento, quello che nelle intenzioni della giunta provinciale doveva attrarre nuovi residenti nei 32 Comuni del Trentino in calo demografico si è rivelato «un Superbonus per pochi fortunati» secondo Paolo Zanella. È questo quello che emerge dai primi dati ottenuti dal consigliere provinciale in occasione del «Question time» in Consiglio provinciale.
"Il T Quotidiano", 9 settembre 2026

«Ma la critica non è a chi ha fatto domanda e ci mancherebbe - sottolinea Zanella - Chi ha un'opportunità è giusto che la colga. La critica è alla giunta per una manovra che non è efficace per gli obiettivi che si era data e che crea una disparità evidente tra cittadini trentini». La misura, spiega il consigliere del Pd, è finanziata con 30 milioni di euro, a cui se ne sono aggiunti altri 6 in assestamento di bilancio: prevede contributi fino a 80mila euro per ristrutturare casa, che salgono a 100mila se alla ristrutturazione si affianca l'acquisto dell'immobile, il contributo può essere pari al massimo al 40% della spesa sostenute.

La misura era stata pensata per attrarre nuovi residenti nei 32 Comuni a rischio spopolamento, e per mettere a disposizione alloggi in locazione a canone moderato. Ma c'è una clausola che, secondo Zanella, ne smonta l'efficacia: chi ha meno di 45 anni può chiedere il contributo anche solo per ristrutturare la casa dove già vive, in uno di quei 32 Comuni. È qui che arrivano i numeri snocciolati in aula. Sulla prima delle due finestre del bando - i dati sulla seconda, chiusa da otto mesi, non sono ancora disponibili - hanno partecipato 285 persone, 234 delle quali under 45, l'80% del totale. Di questi, 188 - il 65% dell'intera platea - hanno chiesto il contributo per ristrutturare la casa per sé, nel Comune dove già risiedevano. Insomma, secondo Zanella la misura non sarebbe riuscita nel suo intento di attrarre nuovi residenti e si sarebbe invece trasformata in un aiuto per chi la casa ce l'ha già.

«Come diciamo da tempo», scrive Zanella, «la misura è in gran parte un premio di 80mila euro a chi già vive nei Comuni a rischio spopolamento - che sono comprensibilmente contenti, ci mancherebbe altro - e che da lì probabilmente non se ne sarebbe comunque andato». Il ragionamento riguarda anche chi lascerebbe comunque la propria valle: «Chi ha intenzione di andarsene in centri più grandi vuol dire che è disposto a spendere molto di più per la casa, visti i prezzi di quei Comuni, ma se ne va comunque per trovare lavoro e servizi. È su questi fattori che si deve agire per evitare lo spopolamento, non su contributi specifici per la casa». Zanella allarga il ragionamento alla parte restante delle domande, quella di chi sposta davvero la residenza: una quota, scrive, «può venire anche da Comuni limitrofi, anch'essi a rischio spopolamento, quindi a somma zero», oppure «da coppie dove uno dei due sposta in quei Comuni la residenza per farsi una pseudo-prima casa, che in realtà è una casa vacanze» - scenari che, aggiunge, «aumentano ulteriormente le perplessità sull'efficacia della misura». La conclusione è una proposta di metodo: «Le politiche per la casa si fanno con misure strutturate di sostegno all'accesso, in particolare alla locazione attraverso le necessarie garanzie, non con continui bandi estemporanei sull'acquisto».