Dal Ri (PDT): "Spinelli ci vende il Trentino del 2040 dopo avere fallito sul Trentino del 2026. L'ennesimo libro dei sogni non cancella la realtà."

«C'è qualcosa di surreale nella presentazione del piano "Trentino 2040" dell'assessore Achille Spinelli. Dopo quasi otto anni di governo della destra provinciale, invece di presentare ai trentini i risultati ottenuti, ci vengono raccontati obiettivi per i prossimi quindici anni con annunci roboanti e promesse che sfiorano l'inverosimile.
Alessandro Dal Ri, 5 agosto 2026

L'apoteosi di una stagione politica fatta di slogan, conferenze stampa e grandi proclami, mentre la realtà racconta ben altro.

In questi anni il Trentino ha perso slancio. Le imprese continuano a denunciare la difficoltà nel trovare personale qualificato, i giovani se ne vanno perché salari e opportunità non sono competitivi, il costo della casa è diventato insostenibile, la produttività ristagna e la nostra economia è cresciuta meno di tutto il nord, e meno di quanto di anno in anno ci avevano spiegato saremmo cresciuti Fugatti e Spinelli. Su questi problemi, che sono il presente e non il 2040, dalla Giunta Fugatti sono arrivati solo balbettii.

Ora Spinelli ci racconta che il Trentino diventerà un modello mondiale dell'innovazione, dell'intelligenza artificiale, dell'idrogeno, delle tecnologie quantistiche, della finanza, della ricerca, della sanità digitale e di molto altro ancora. Bene che anche nella giunta Fugatti qualcuno abbia capito che serva anche una visione, ma una visione è credibile solo se chi la propone ha dimostrato di saper governare il presente.

Il punto è semplice: se queste erano le idee giuste, perché non sono state messe in campo negli ultimi otto anni? Perché oggi il Trentino dovrebbe credere a chi ha avuto tutto il tempo per agire e presenta invece l'ennesimo catalogo di promesse?

La politica economica non si misura dalla qualità della grafica di un documento o dalla grandezza dei numeri annunciati, ma dalla capacità di migliorare concretamente la vita delle persone, di aumentare i salari, attrarre investimenti, trattenere i giovani e rafforzare il tessuto produttivo. Ed è proprio su questi indicatori che il bilancio della destra provinciale è profondamente deludente.

Non siamo contrari ad avere una strategia di lungo periodo. Anzi, crediamo che il Trentino abbia bisogno di una visione forte che invece in questi anni è mancata. Ma una strategia senza credibilità amministrativa rischia di trasformarsi nell'ennesima operazione di propaganda.

I trentini non hanno bisogno di sentirsi promettere l’impossibile nel 2040. Hanno bisogno di un governo capace di affrontare i problemi del 2026.

Dopo quasi otto anni di governo, il tempo degli annunci è finito. È il momento di rendere conto dei risultati. E quelli, purtroppo, raccontano di un Trentino che ha perso terreno invece di guadagnarlo»