La mafia in Trentino, proposta di legge del Pd:«Non siamo immuni»

Il Partito democratico punta a far approvare una legge organica per prevenire le infiltrazioni mafiose nel territorio trentino. Per questo, i dem hanno elaborato una proposta normativa che potrebbe essere discussa in commissione a partire dal 2027. Si prevedono, tra le altre misure, uno sportello per la legalità e una consulta provinciale per la legalità.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 24 luglio 2026

«Pensare che il Trentino sia lontano dalla realtà della mafia e della criminalità organizzata — premette il segretario Alessandro Dal Ri — è il primo errore che si può commettere». Perché anche nella nostra provincia le infiltrazioni ci sono state. E ci sono, «attratte da un contesto dinamico e ricco».

Per questo, il Partito democratico ha deciso di intervenire, presentando una proposta di legge che punta a «prevenire le organizzazioni criminali, anche di tipo mafioso» a livello locale. Tenendo conto, precisa Antonio Zenetel — responsabile legalità dei dem ed estensore del disegno di legge — «che il Trentino è una delle poche regioni in Italia a non avere uno strumento legislativo sulla criminalità organizzata».

Il punto di partenza della riflessione del Pd sono i numeri. Che per il Trentino Alto Adige non sono insignificanti: le richieste di istruttorie antimafia, infatti, sfiorano quota 20mila, con una crescita del 13,1% rispetto al 2023 «in controtendenza — sottolinea il Pd — rispetto alla media settentrionale (- 0,51%) e superiore a Lombardia (- 3,96%) e Veneto (- 0,56%)». Ma sul piatto i dem mettono anche le inchieste che, negli anni, hanno interessato il nostro territorio. Perfido, su tutte. «Inchieste — rilancia Da Ri — che ci ricordano che il Trentino non può ritenersi al riparo».

L’azione del Pd si inserisce in questo contesto. Con una proposta di legge che fissa quattro sfide. La prima — sottolineano Dal Ri, Zanetel e il capogruppo provinciale Alessio Manica — guarda alla cultura della legalità, puntando sulla diffusione dell’etica pubblica «a tutti i livelli e in tutti gli ambiti». Dalla scuola fino all’ambiente lavorativo. La seconda sfida scommette sulla creazione di «una rete territoriale che metta nelle condizioni tutti gli attori economici e sociali, in sinergia, di fare la propria parte per riconoscere il fenomeno e respingerlo». Sotto la lente, quindi, la necessità di «mettere in campo degli strumenti concreti per la prevenzione di alcune delle attività illegali che più arricchiscono le organizzazioni mafiose e che, allo stesso tempo, sono più distruttive per il singolo». Come il consumo di droga, ma anche come l’usura e il gioco d’azzardo. Infine, il Pd fissa lo sguardo sulla Provincia, individuando strumenti specifici per permettere a Piazza Dante «di essere la regista di questo apparato di prevenzione integrata e capillare».

Strumenti, quelli citati dai dem, che il testo tratteggia. Ad esempio, prevedendo una «strategia per la prevenzione sociale, economica e culturale delle organizzazioni criminali e di stampo mafioso» all’inizio di ogni legislatura: un documento che dovrà essere elaborato dalla giunta provinciale e che dovrà essere rinnovato e aggiornato a metà mandato. Ancora, la proposta di legge prevede l’istituzione di una Consulta provinciale della legalità, un organismo composto da esperti che avrà funzioni consultive, di proposta e di osservatorio. Più operativo sarà lo Sportello provinciale per la legalità, che dovrà essere un «supporto operativo per tutti i soggetti che sono parte del sistema di prevenzione provinciale», sostenendo anche le presunte vittime della criminalità organizzata e di stampo mafioso. Mentre a livello economico si punta alla creazione di un «elenco di merito provinciale delle imprese e degli operatori economici delle categorie più esposte al rischio di infiltrazione».

«Si tratta — spiega il segretario provinciale — di un disegno di legge organico che punta a rafforzare la prevenzione. Non vogliamo invadere le competenze statali sul campo della repressione, ma lavorare piuttosto sulla prevenzione del fenomeno». Gettando le basi per una «strategia stabile di lungo periodo».

Ora si attende il confronto in Aula. «L’auspicio — definisce gli obiettivi Manica — è di poter arrivare con il testo in commissione all’inizio del prossimo anno». Per poi aprire «un confronto ampio: non si tratta di una questione ideologica, puntiamo a un dibattito nel merito». «Il tema della legalità — gli fa eco Dal Ri — non ha un colore politico. Per questo ci auguriamo che il disegno di legge venga affrontato in modo costruttivo, con l’apporto di tutti». «Il nostro — conclude Zanetel — è un punto di partenza, non l’ultima tappa. Ma la questione va affrontata».