«Casa, ora serve un grande piano provinciale la giunta passi ai fatti»

Non è più il tempo di piccole misure, ma di grandi passi, di una somma di grandi cose per risolvere l'emergenza casa. Ne è convinto Paolo Zanella, consigliere provinciale del Pd, che da anni ha messo la casa al centro del suo lavoro. Ma secondo Zanella la Provincia, nonostante le parole, non ha fatto altrettanto.
S. Casalini, "Il T Quotidiano", 24 luglio 2026

Consigliere, come giudica la risposta della giunta provinciale all'emergenza abitativa?

«Con grande ritardo hanno riconosciuto che l'emergenza casa esiste, tanto da affidare finalmente una delega specifica a un assessore. Peccato che finora le misure messe in campo abbiano poco a che fare con l'emergenza vera e propria: si interviene ai margini del problema, non al centro».

In che senso?

«I contributi per l'acquisto non aiutano chi non riesce comunque a comprare casa. L'intervento contro lo spopolamento, poi, non è una misura per la casa: lì servono servizi. Ad oggi non vedo misure davvero efficaci».

C'è qualcosa che invece ha funzionato?

«Sì, la moratoria sui mutui, che abbiamo voluto noi in Consiglio: finora ha salvato circa 900 famiglie. È l'unica misura che ha inciso concretamente. E ora bisogna mettere in sicurezza quelle persone».

Cosa chiedete alla giunta, quindi?

«Un piano casa vero, con un orizzonte di medio termine, ma bisogna partire subito e con ambizione: servono tanti nuovi appartamenti, non piccoli interventi».

Il tema degli affitti brevi turistici è centrale nel dibattito. Cosa proponete?

«Sono anni che rilanciamo la necessità di una regolamentazione seria. Con il collega Degasperi avevamo già presentato due disegno di legge su urbanistica e regole per gli affitti brevi, oltre a una revisione della tassa di soggiorno. Ma ce li hanno bocciati dicendo che arrivava il disegno legge della maggioranza. E' passato più di un anno e non si è visto nulla».

E sul problema degli alloggi sfitti?

«Quella è una partita importante da sbloccare. Non basta finanziare gli enti del terzo settore che fanno incontrare domanda e offerta: serve una risposta strutturale, con un fondo dedicato e un lavoro di ricerca e contatto diretto con i proprietari, per convincerli ad affittare a famiglie in tranquillità. Si era parlato di fondi per ristrutturare in cambio dell'affitto, di cooperative edilizie: sono passati sette mesi e di quelle proposte non si è ancora visto un bando. Le idee, insomma, non mancano: mancano i soldi messi davvero sul tavolo».

E sull'Imis?

«Sono cinque anni che proponiamo un aggravio Imis calibrato sull'uso che si fa della casa: chi la tiene sfitta o la destina agli affitti brevi deve pagare di più. La Provincia dovrebbe dare ai Comuni la facoltà di aumentarlo: dal Consiglio delle autonomie locali ci dicono che potrebbe arrivare con il bilancio di dicembre. Non risolverà il problema, ma sarebbe un segnale: chi vuole riconvertire l'immobile al residenziale potrà farlo, chi non lo fa pagherà di più, e con quei fondi i Comuni potranno intervenire per le famiglie».

Un immagine di questa crisi?

«Lavoratori che vincono un concorso pubblico e finiscono a vivere in coliving con colleghi, pur avendo uno stipendio da dipendente statale o provinciale, perché non trovano casa. È dignitoso che dei lavoratori adulti vivano come studenti ventenni? Mi chiedo se la giunta si renda davvero conto della situazione a cui siamo arrivati».

SC'è un'altra priorità?

«Per lavoratori come infermieri, insegnanti, agenti di polizia municipale, autisti dei servizi pubblici, o troviamo delle soluzioni di approdo sul territorio, oppure non se ne esce. Da fuori provincia non arriva più nessuno perché semplicemente non trova casa, ed è così che il Trentino sta perdendo attrattività proprio sui profili di cui avrebbe più bisogno. Bisogna lavorare sui salari, certo, ma serve anche tornare a politiche simili a quelle del boom economico, quando ai dipendenti pubblici si destinavano alloggi dedicati: come un tempo erano le case dei postali o dei ferrovieri».