
Nonostante le rassicurazioni della Giunta provinciale sulla "particolare attenzione" e sulla presa in carico delle vulnerabilità femminili, a Trento ci sono ancora donne costrette a dormire in strada. Solo negli ultimi giorni, ben quattro donne sono rimaste escluse dai posti di bassa soglia e, ancora ieri sera, una donna non ha trovato spazio nei dormitori.
Paolo Zanella, 9 luglio 2026
A sollevare il caso è il consigliere provinciale del Partito Democratico, Paolo Zanella, che ha depositato un'interrogazione per chiedere interventi urgenti e strutturali, accendendo i riflettori su quello che definisce un vero e proprio "paradosso economico e politico" della gestione Fugatti.
La nota dolente evidenziata da Zanella riguarda il cortocircuito finanziario generato dall'accordo dello scorso ottobre tra il Presidente Fugatti e il Ministro Piantedosi, che ha di fatto dimezzato i posti in accoglienza straordinaria (CAS) pagati dallo Stato sul territorio trentino.
Per fare propaganda al proprio elettorato e dimostrare che non si accolgono i migranti, la Giunta ha tagliato i posti finanziati da Roma. Poi però, per evitare l'emergenza umanitaria delle donne in strada, è costretta a utilizzare i soldi dei cittadini trentini per pagare vitto e alloggio attraverso canali provinciali.
L'esempio lampante è il neonato "Progetto Dalia" gestito da ATAS e Astalli con un finanziamento provinciale nato da un emendamento al bilancio proposto dalle minoranze. Il progetto è vitale e virtuoso poiché punta all'inclusione socio-lavorativa e abitativa di 22 donne richiedenti protezione internazionale. Tuttavia, il suo stesso bando evidenzia la contraddizione: le risorse della Provincia vengono impiegate per assicurare una tutela immediata a donne escluse dai circuiti ordinari statali (CAS e SAI) per esplicita volontà della Giunta trentina. Lo stesso meccanismo a carico delle casse provinciali avviene per le famiglie ospitate a Casa Maurizio. Quindi con soldi provinciali non si finanzia solo l’inclusione, ma anche alloggio e vitto che, se non si tagliassero i posti in accoglienza, sarebbero a carico dello Stato.
I soldi provinciali usati per surrogare lo Stato nei costi di vitto e alloggio per richiedenti asilo potrebbero essere impiegati in modo più efficiente per potenziare i posti letto di bassa soglia, garantendo che nessuna donna, anche quelle straniere non richiedenti asilo e le donne italiane fragili, sia lasciata per strada.
L’interrogazione allegata ha l’obiettivo di sapere quali siano i dati precisi sulle richieste allo Sportello e sul numero di donne rimaste escluse dai dormitori dopo il ripristino delle normali modalità di accesso. Inoltre c’è la necessità di sapere quali iniziative urgenti si vogliano attivare per potenziare strutturalmente i posti letto di bassa soglia femminili e i motivi tecnico-politici per cui il bilancio provinciale debba accollarsi i costi di vitto e alloggio che spetterebbero allo Stato se non si tagliassero ideologicamente i posti in accoglienza.
Sarebbe utile rivedere gli accordi con il Governo per ripristinare la quota di posti CAS spettanti al Trentino, liberando così risorse provinciali da destinare esclusivamente all'integrazione, al welfare locale e al contrasto della marginalità.