Fondi contro lo spopolamento montano: successo reale o semplice regalo a chi sarebbe comunque rimasto in valle?

Oltre 30 milioni di euro stanziati per le prime due finestre, circa 550 alloggi finanziati nei 32 comuni inseriti nella mappa del rischio spopolamento e altri 6 milioni di euro in arrivo con il prossimo assestamento di bilancio per aprire una terza finestra. Sono i numeri del "Progetto sperimentale per la rivitalizzazione delle aree geografiche a rischio di abbandono" (L.P. 3/2006, art. 24 quinquies), sbandierato dalla Giunta Fugatti come un grande successo.
Trento, 24 giugno 2026

 

 

Ma si tratta di un successo reale o solo di un imponente esborso di denaro pubblico privo di un reale impatto demografico? 

Per fare chiarezza, i consiglieri provinciali del Partito Democratico del Trentino, Francesca Parolari e Paolo Zanella, hanno depositato una interrogazione per chiedere conto alla Giunta dei reali risultati e dei criteri di assegnazione della misura. 

A sollevare forti dubbi sull'efficacia del bando è stata anche una recente notizia di stampa riguardante un consistente finanziamento concesso a un alto esponente della struttura di collaborazione dell'Assessorato competente. Il funzionario ha ottenuto i contributi per ristrutturare due unità abitative in un comune interessato dalla misura, nonostante abbia da sempre il proprio centro di interessi e la propria vita nella medesima valle. 

"Questo caso — spiegano i consiglieri Parolari e Zanella — è la perfetta rappresentazione di quello che in economia viene definito 'effetto spiazzamento'. Si rischia di erogare ingenti risorse pubbliche a fondo perduto (fino a 80.000 euro a unità abitativa per la ristrutturazione e altri 20.000 per l'acquisto) a favore di soggetti che sul territorio c'erano già o che avrebbero comunque fatto l'investimento, indipendentemente dal bonus. Così facendo, l'obiettivo originario viene totalmente vanificato.

Ad oggi, a fronte di uno stanziamento pubblico che supererà i 36 milioni di euro, non esistono dati oggettivi che dimostrino se la misura stia davvero trattenendo o attirando nuovi nuclei familiari dall'esterno o se stia semplicemente sussidiando chi è già residente o, peggio, l'acquisto di seconde case mascherate da prima abitazione. Un dato negativo già evidente, invece, riguarda l'esiguità delle domande per abitazioni destinate alla locazione a canone moderato, segno che la misura non sta scardinando l'emergenza abitativa delle valli. 

Il PD evidenzia inoltre il rischio di esternalità negative: senza un parallelo investimento in posti di lavoro di qualità e nel potenziamento dei servizi di prossimità (scuole, sanità, trasporti), il bando rischia solo di gonfiare artificiosamente i prezzi di vendita degli immobili a scapito dei giovani locali, per poi vedere i paesi svuotarsi di nuovo non appena terminerà l'effetto del sussidio economico. 

I consiglieri provinciali Parolari e Zanella interrogano la Giunta provinciale per conoscere, comune per comune, quanti beneficiari risiedessero già nel territorio e da dove provengano invece i nuovi residenti. Viene inoltre chiesto quali strumenti di valutazione ex-post siano previsti per misurare l'effettivo "insediamento rivitalizzante" e come si intenda verificare, in collaborazione con i Comuni, che le residenze dichiarate siano reali e non solo anagrafiche. 

Infine, il Partito Democratico del Trentino chiede un cambio di rotta immediato:

"La Giunta deve introdurre già nella terza finestra di bando misure correttive e vincoli stringenti per neutralizzare gli effetti distorsivi, magari agendo sulla provenienza geografica, escludendo chi si sposta semplicemente da un comune a quello a fianco per mera convenienza, e premiare chi trasferisce in montagna non solo la carta d'identità, ma il proprio reale centro di interessi economici."

 

LEGGI IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

 

cons.ra Francesca Parolari

cons. Paolo Zanella 

Gruppo PD del Trentino