
Il provvedimento non affronta in modo strutturale le cause dell'emergenza abitativa, non prevede un rafforzamento stabile delle politiche di edilizia residenziale pubblica e di rigenerazione urbana, si fonda sulla riprogrammazione di risorse già esistenti, senza destinare adeguati nuovi investimenti alla riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico.
Roma, 19 giugno 2026
Così la deputata del PD Sara Ferrari oggi in aula alla Camera nell’ambito della discussione generale sul decreto piano casa.
Il “contributo affitti” per aiutare chi non ce la fa, non viene rifinanziato dal 2023, mentre in questo decreto viene ripristinato un fondo per la “morosità incolpevole” destinato però esclusivamente agli inquilini dell’edilizia pubblica, azzerando il Fondo esistente per i morosi incolpevoli del mercato privato e così si scarica sui Comuni, sulle loro risorse o indebitamento, il gravoso compito di gestire ogni giorno le difficoltà dei cittadini. Addirittura, per i morosi degli alloggi pubblici viene creato un fondo alimentato dai canoni degli inquilini che possono pagare, indebolendo così la sostenibilità delle stesse aziende pubbliche della casa. È una guerra tra fragili. In questa legge non c’è una riga sul fenomeno degli affitti brevi, che sta rendendo impossibile abitare nelle nostre città.
Grazie alle proteste dell’opposizione e delle regioni, che hanno bocciato il provvedimento, ieri all’ultimo minuto prima della votazione definitiva del testo, la maggioranza ha rinunciato all’assurda idea di usare le risorse recuperate dalla vendita di immobili di edilizia pubblica per sostenere il risanamento del debito statale, anziché per reinvestirle in edilizia pubblica.
La maggioranza, oltre a litigare al suo interno, ha respinto tutte le nostre richieste di reale investimento con le risorse del defunto ponte sullo stretto, per il fondo affitti, per impedire la svendita del patrimonio pubblico, ma risanarlo, per evitare i commissari e sostenere i comuni e le agevolazioni fiscali per incentivare gli affittuari.