«Il Cpr è un carcere senza futuro»

Una visita che lascia forse più domande che risposte, perché rimasta a metà. Una visita che però conferma gli aspetti di criticità dei Cpr denunciati più volte e da più realtà. Questo il bilancio dell'ispezione effettuata dalla deputata trentina del Partito Democratico Sara Ferrari, che lunedì è entrata nel Cpr di Gradisca d'Isonzo, in Friuli, accompagnata dal sindaco del posto Alessandro Pagotto e da quello di Trento Franco Ianeselli.
S. Casciano, "Il T Quotidiano", 16 giugno 2026

Se gli abusi documentati da altri accessi e inchieste giudiziarie questa volta non sono stati riscontrati, rimangono le sofferenze e le condizioni di precarietà di chi si vede i propri diritti sospesi in un limbo.

Il racconto della deputata

Ferrari dice che dalla sua visita ha avuto «conferma che la detenzione amministrativa usata come strumento ordinario di “governo” delle migrazioni è una realtà opaca e senza regole, lasciata alla discrezionalità delle decisioni, in un luogo di privazione della libertà personale, dove nessuno può controllare quello che succede». La deputata spiega che nel corso della visita ha potuto «parlare con un paio di persone, che non avrebbero dovuto essere in quel luogo: un tunisino sposato con una donna di Trento, uscito di prigione e in attesa di chiarire la sua posizione e un diciannovenne magrebino, destinato ad una comunità nel sud Italia, in attesa di trasferimento, intanto coabitante con altri 5 “ospiti”, così li chiamano, in una “stanza” che è una cella, che dà su un cortile di cemento detto “vasca” di circa 20 mt quadrati, chiusa su tutti i lati come una gabbia». La deputata accusa poi di non aver potuto «visionare nessuna camerata né i bagni, non potendo quindi avere certezza delle condizioni igienico sanitarie, a causa di una resistenza “istituzionale” volta a limitare l'accesso a luoghi e dati, comprimendo il diritto parlamentare al controllo ispettivo». Sul fronte sanitario, il medico era assente e sulla medicazione dei trattenut, spesso tema critico di queste strutture, «abbiamo potuto incontrare solo l'infermiera, che ci ha parlato di somministrazione di tranquillanti, a detta sua solo blandi come Valium e Xanax per il 20% dei trattenuti, che hanno dipendenze conclamate da droga per un 10% e da psicofarmaci per un 15% circa». Numeri però che non si è riuscito a verificare con puntualità. Ferrari sottolinea poi come «la struttura avrebbe una capienza massima di 150 trattenuti, ma al momento quella effettiva è di soli 80 per mancanza di personale della cooperativa, visto che gli appalti fatti dal governo sono al ribasso e non consentono una piena occupazione di personale». Ci si chiede quindi «che senso abbia il piano di Meloni di espandere i Cpr quando manca il personale e nemmeno si riesce a garantire la piena agibilità di quelli già in funzione». «Ho avuto la conferma chiara che non è trattenendo quelle 74 persone intercettate nel nord est l'Italia, tra quelle prive di diritto a restare sul nostro territorio che si risolve alcunché dei problemi di sicurezza urbana, non è quella la loro funzione - conclude Ferrari - Ho potuto visionare velocemente il registro degli eventi critici, dove sono registrati numerosi casi di autolesionismo e anche i cinque tentativi di suicidio negli ultimi tre mesi, il primo dei quali considerato “credibile” mentre gli altri classificati come atti emulativi a scopo di liberazione per inidoneità».

Quello del sindaco

««Onestamente ho visto quello che mi aspettavo di vedere - esordisce il sindaco di Trento, Franco Ianeselli - Mi è capitato di visitare il carcere e, se è vero che rispetto al carcere i trattenuti nel Cpr hanno qualcosa in più, cioè la possibilità di usare il telefono, per il resto è un carcere». «Se il tema è quello della struttura totalitaria, dell'istituzione totale, allora quello che ho visto conferma questa idea, proprio come nel caso del carcere - sottolinea il sindaco - Con una differenza, però: manca qualsiasi prospettiva di futuro o di rieducazione. Nel Cpr l'esito è l'espulsione oppure il ritorno in libertà alla fine del periodo di trattenimento. È chiaro che si tratta di un limbo, di un tempo sospeso». Da questo ne deriva anche l'aspetto della struttura. «Si vedono chiaramente i segni di strutture che negli anni hanno conosciuto sofferenza, resistenza alle condizioni imposte e ribellioni. Tutto è pensato come in un carcere, per evitare che le persone possano nuocere agli altri o a sé stesse. Insomma, ho trovato esattamente quello che mi aspettavo». Secondo Ianeselli «Il problema di questo Paese è che vive di una triade: ingresso, integrazione e, se necessario, rimpatrio. Abbiamo un sistema di ingresso farraginoso e complesso; l'integrazione sarebbe cruciale, ma su questo fronte Provincia e governo hanno smantellato tutto. Certo, c'è anche la questione dei rimpatri, ma mi sembra che oggi ci si concentri soprattutto su quella, perché non si vuole o non si è capaci di gestire adeguatamente le altre due dimensioni, cioè l'ingresso e l'integrazione, che invece sarebbero le più importanti».

L'interrogazione

Intanto l'opposizione alla struttura si muove anche in Consiglio provinciale. Con un'interrogazione il consigliere Paolo Zanella mette in dubbio la legittimità della realizzazione del futuro Cpr di Trento nell'area di Maso Visintainer.

Al di là della propria contrarietà politica ai Centri di permanenza per il rimpatrio, ritenuti strutture lesive dei diritti fondamentali e inefficaci sul piano dei rimpatri, Zanella concentra l'attenzione sulla collocazione scelta dalla Provincia: un'area stretta e compressa tra l'autostrada del Brennero, la tangenziale e un metanodotto ad alta pressione. Secondo il consigliere, sebbene la normativa nazionale consenta procedure accelerate e deroghe alle disposizioni urbanistiche ed edilizie per la costruzione dei Cpr, tali deroghe non possono estendersi ai vincoli inderogabili dell'Unione europea. L'interrogazione chiede quindi alla Giunta di chiarire se l'insediamento previsto non contrasti con i principi europei di precauzione e prevenzione, alla luce dei potenziali rischi per la sicurezza e la salute delle persone trattenute e degli operatori.Per la prima volta, quindi, vengono sollevati anche dubbi di legittimità tecnica sul progetto della Provincia