Suicidio medicalmente assistito: il ddl popolare deve arrivare in aula

Leggendo la posizione di Fratelli d’Italia sul ddl di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito non possono che sorgere alcune perplessità. La prima riguarda l’uso strumentale di una supposta questione di metodo solo per non dichiarare una legittima contrarietà nel merito. L'altra è il paventato ostruzionismo in Commissione, inaccettabile specialmente di fronte a un testo di iniziativa popolare.
Paolo Zanella, 8 giugno 2026

La prima questione che Fratelli d’Italia pone è di metodo e riguarda la necessità di una legge nazionale, perché le leggi regionali/provinciali creerebbero difformità nell’accesso a un diritto per i cittadini, determinando un turismo del fine vita. Al di là dell’aspetto positivo di apprendere che anche per FdI il fine vita è da considerarsi un diritto - cosa non scontata - fa specie che ci si occupi dell’iniquità nell’accesso ad esso, mentre nulla si dice sulle profonde iniquità che vi sono tra le Regioni nel diritto alla cura con annesso turismo sanitario sud-nord. Tra l'altro la Consulta nella sentenza sulla legge toscana argomenta che “l'esercizio di tale competenza [tutela della salute, competenza concorrente] da parte del legislatore regionale non può ritenersi precluso dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto, nonostante i numerosi inviti formulati da questa Corte, all'approvazione di una legge che disciplini in modo organico, nell'intero territorio nazionale, l'accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al suicidio”. Le Regioni - e a maggior ragione le Province autonome - sono quindi legittimate a legiferare, ovviamente in base alle proprie competenze con una norma che regolamenti l'accesso a un diritto riconosciuto dalla Corte Costituzionale, entro determinati limiti. Quindi, se vogliono, tutte le Regioni possono legiferare contrastando potenziali disuguaglianze. 

La seconda questione riguarda la prospettiva che pone FdI di fare melina in Commissione. E’ giusto che si ascoltino esperti con le loro diverse posizioni, ma le audizioni non possono essere infinite con un intento ostruzionistico. Va definito quanti esperti audire per poi arrivare al voto in Commissione e in Aula. Su questo chiediamo garanzie alla presidente Bosin. E’ una questione di rispetto nei confronti dei firmatari del ddl che nasce per iniziativa popolare.

Quindi fortuna che i consiglieri di Fratelli d’Italia non hanno il potere di affossare proprio nulla. Sono solo due. Il Consiglio è fatto di trentaquattro consiglieri e su questo tema non esiste maggioranza e minoranza. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità col proprio voto. In Aula.