Appalto assistenza domiciliare: la Giunta svende il territorio e frammenta la cura
Nonostante le promesse di Tonina, il CUP continua a funzionare a singhiozzo e le liste di attesa non vengono in alcun modo smaltite. Nonostante le promesse del DG Ferro, l’attrattività delle Case di Comunità - inaugurate in pompa magna nonostante siano quello che c’era prima che cambia nome - per i MMG è pari a zero: delle 63 aree carenti solo 2 sono state coperte: un successone!
Paolo Zanella - Francesca Parolari, 11 maggio 2026
Ecco che adesso emerge una nuova questione che impatterà pesantemente sui cittadini, sui professionisti e sulle cooperative del territorio. L'esito della gara d'appalto ASUIT per la gestione degli interventi sanitari domiciliari in Trentino, infatti, segna un punto di non ritorno preoccupante. L’aggiudicazione al Consorzio Blu di Faenza non è solo una sconfitta per il sistema cooperativo locale, ma un salto nel buio per l'integrazione dei servizi e la stabilità del personale.
I Consiglieri provinciali del Partito Democratico del Trentino Paolo Zanella e Francesca Parolari evidenziano i rischi gravissimi di questa scelta:
- fallimento dello strumento "gara": invece di una gara d'appalto tradizionale, occorreva individuare strumenti diversi che salvaguardassero l'integrazione con il SAD (Servizio di Assistenza Domiciliare) erogato dalle Comunità di Valle. Finora, la gestione era in qualche modo integrata: gli operatori che erogavano il SAD erano sostanzialmente gli stessi che si occupavano della persona che, aggravatasi, passava sotto le cure domiciliari dell’ASUIT affidate alle medesime cooperative trentine;
- frammentazione a danno degli utenti: con l'ingresso di un soggetto esterno, si rischia uno "spezzettamento" del servizio. Il paziente potrà non avere più un unico riferimento, ma vedrà la propria assistenza avvicendarsi tra diverse cooperative nel momento di maggiore fragilità sanitaria, con il passaggio in ADI (assistenza domiciliare integrata), ADI CP (cure palliative) o ADPD (assistenza domiciliare per persone con demenza): così si contraddice il principio di continuità della presa in carico, fondamentale per anziani e malati complessi;
- carenza di personale: il settore soffre di una carenza strutturale di operatori qualificati. Se le cooperative locali che gestiscono il SAD per le CdV manterranno giustamente il proprio personale per garantire i servizi - magari integrando attraverso servizi privati per i quali si rischia di aprano praterie con l'aumento dei bisogni, cosa che svuoterà ancora di più di personale il pubblico - ci si chiede dove reperirà il personale necessario Consorzio Blu? Il rischio concreto è che il servizio parte senza l’organico necessario, anche perché quello eventualmente in esubero delle cooperative rischia di spostarsi su altri impieghi (APSP e ASUIT);
- effetto domino sul sistema dei voucher: è evidente che avremo presto un nuovo erogatore che, una volta entrato sul territorio, farà domanda per l'inserimento negli elenchi aperti dei servizi a catalogo con i quali alcune CdV hanno assegnato i servizi di SAD, con il rischio di scardinare definitivamente il modello territoriale di welfare a favore di una logica puramente prestazionale, competitiva e meno relazionale, che mette ulteriormente a rischio la sostenibilità delle nostre cooperative sociali;
- incertezza per le lavoratrici: Oltre 120 dipendenti, in gran parte donne, vivono oggi senza certezze sul proprio futuro contrattuale e professionale. Il "capitale umano" e il legame di fiducia costruito in anni di assistenza domiciliare non possono essere trasferiti con un semplice atto amministrativo.
La Giunta deve spiegare perché ha scelto la strada della competizione invece di investire su un sistema integrato che garantiva dignità a chi cura e a chi è curato. Chiediamo garanzie immediate sulla continuità assistenziale e sulla salvaguardia di tutti i posti di lavoro e sulla tenuta del sistema di assistenza complessivo.
È tempo che la politica trentina torni a rivendicare con orgoglio modelli di gestione concretamente autonomistici e radicati nelle nostre valli, smettendo di perseguire logiche di mercato per servizi ad alto impiego di capitale umano e ad alta valenza sociale, logiche estranee alla nostra storia autonomistica. La cura dei nostri cittadini più fragili richiede prossimità, integrazione e valorizzazione del lavoro di chi conosce la realtà territoriale, non approcci che frammentano i servizi e trasformano i diritti dei cittadini in fredde partite contabili.