
La consigliera provinciale del PD del Trentino Michela Calzà ha depositato un’interrogazione per chiedere alla Giunta provinciale quale contributo intenda dare alla costruzione del Piano nazionale di ripristino della natura, previsto dal Regolamento europeo 2024/1991, se abbia già avviato un percorso formale, con una struttura organizzativa, responsabilità chiare e un calendario di lavoro.
Trento, 8 maggio 2026
Il Regolamento europeo introduce un quadro comune per il recupero degli ecosistemi degradati e riguarda habitat terrestri, d’acqua dolce, marini, agricoli, forestali, urbani, corsi d’acqua e popolazioni di impollinatori.
Entro il 1° settembre 2026 l’Italia dovrà trasmettere alla Commissione europea la prima proposta del Piano nazionale di ripristino della natura che dovrà individuare misure, priorità, aree di intervento, modalità di monitoraggio e fabbisogni finanziari. ISPRA chiarisce che il Piano dovrà considerare anche impatti socioeconomici, cambiamenti climatici, degrado del suolo, esigenze di finanziamento e valutazione dell’efficacia degli interventi.
La consultazione pubblica sul Piano è aperta dal 23 aprile al 9 giugno 2026 e coinvolge cittadini, associazioni di categoria e portatori di interesse nella definizione delle strategie per rigenerare gli ecosistemi italiani.
“Non siamo di fronte ad un adempimento tecnico marginale” — osserva Calzà — “ma ad una scelta che può orientare per anni le politiche ambientali, agricole, forestali, urbanistiche e di gestione delle acque. Per questo la Provincia autonoma di Trento deve chiarire se sta già lavorando al proprio contributo e con quale regia”.
“Il Trentino” — prosegue Calzà — “ha un patrimonio ambientale straordinario: aree protette, siti Natura 2000, ecosistemi alpini, foreste, corsi d’acqua, zone umide, laghi, paesaggi agricoli tradizionali, aree urbane e periurbane. Tutti questi ambiti possono essere interessati dalle misure previste dal Regolamento europeo. Proprio per questo serve sapere se la Provincia abbia già individuato uffici responsabili, soggetti coinvolti e tempi di lavoro”.
“Oggi non basta più proteggere ciò che resta, occorre anche riparare, ricucire, rigenerare. Il ripristino della natura non è solo tutela ambientale: significa protezione dal dissesto idrogeologico, adattamento ai cambiamenti climatici, qualità dell’aria, sicurezza alimentare, biodiversità e qualità della vita. Non si tratta solo di tutela ambientale, ma di una strategia di lunga percorrenza fino al 2050 per un Paese più resiliente”.
Il punto politico è evitare che il Trentino arrivi tardi o in modo frammentato a un appuntamento che richiede invece capacità di programmazione.
“Regioni e Province autonome devono essere parte attiva fin dall’inizio. Non possiamo limitarci ad attendere indicazioni nazionali già definite. Il contributo del Trentino deve nascere dal territorio, coinvolgendo enti locali, aree protette, mondo scientifico, associazioni ambientaliste, agricoltura, foreste e portatori di interesse. La Giunta chiarisca se esiste già una regia provinciale e come intenda assicurare trasparenza, partecipazione e qualità scientifica del percorso” – conclude la consigliera.