
Tre sono le questioni che riguardano le persone migranti e senza dimora che si stanno drammaticamente intrecciando nell'ultimo periodo. Nulla di nuovo perché la matrice securitaria e razzista è sempre quella che sta caratterizzato il governo del Trentino negli ultimi sette anni, ma adesso la situazione sta toccando l'apice della volontà di escludere e del cattivismo di questa Giunta.
Paolo Zanella, 6 maggio 2026
Realizzare un CPR che violerà i diritti umani di chi vi sarà recluso; dimezzare ulteriormente i posti in accoglienza per richiedenti protezione internazionale; buttare in strada centinaia di persone senza dimora, tra cui molti richiedenti protezione e decine di donne, perché non è più freddo. Si prospetta un quadro sociale disastroso, marginalizzante e patogenico, che genererà ulteriore insicurezza per chi resta in strada, in primis per le donne. Tutto ovviamente concentrato strumentalmente sul capoluogo.
Restiamo fermi sul nostro no al CPR a Trento come altrove, perchè sono luoghi di sistematica violazione dei diritti umani, in primis del diritto alla salute, ma anche di quello alla difesa e all'informazione come riporta puntualmente il secondo rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione pubblicato nel gennaio 2026 “CPR d'Italia: istituzioni totali”. Strutture patogeniche, segreganti e degradanti che non rispondono nemmeno all'obiettivo dell'espulsione delle persone “irregolari” (che se solo prive di documenti sono rese tali da normative stringenti che andrebbero modificate…) perché oltre la metà non viene rimpatriata, ma che hanno solo una funzione di detenzione amministrativa, ma senza le tutele e gli obiettivi di reinserimento socio-lavorativo del carcere. CPR che è solo funzionale alla narrazione securitaria e che in realtà non risolve nulla, generando solo dolore e marginalità. CPR che non fa altro che sottrarre risorse ai quei progetti di accoglienza quantomai necessari.
Denunciamo anche con forza che questo secondo taglio dei posti destinati all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale è inaccettabile e contraddice in pieno quella minima apertura che la Giunta ha mostrato per l'inserimento lavorativo delle persone migranti. Un'apertura che si dimostra quindi solo strumentale a dare risposta alle istanze delle associazioni datoriali, senza un minimo riguardo alle vite di chi oltre a lavorare necessita di essere accompagnato a inserirsi nel tessuto sociale, abitativo, culturale. Inutile inserire funzionalmente poche persone e lasciarne tante sotto i ponti. Oggi si è già iniziato a stoppare i nuovi ingressi nei posti che si liberano in accoglienza in attuazione dello sciagurato accordo Fugatti - Piantedosi e questo impatterà pesantemente sulla vita delle persone che da più di un anno attendono la loro opportunità. Le persone non smetteranno di arrivare attraverso la rotta balcanica solo perché si sono ridotti i posti e resteranno a centinaia per strada. E questo ingenererà maggiore insicurezza - in primis per loro - anche se la Commissaria del Governo - responsabile della pubblica sicurezza in Trentino per conto del Governo - ci dice che questa valutazione non le compete… Certo il presidente è consapevole che questo avverrà, perché è quello che in realtà persegue per raccogliere consenso.
Infine il disinteresse assoluto di questa Giunta per la sicurezza delle donne senza dimora per le quali non si è stati capaci in questi anni di trovare soluzioni abitative e di presa in carico strutturali. Nel 2024 quando abbiamo posto per la prima volta la questione all'assessore Tonina, questi ci rispondeva che “l'obiettivo non era solo di offrire posti letto, ma di favorire una presa in carico della singola donna con le sue caratteristiche e fragilità”. Parole al vento! Tantochè oggi Tonina, non riuscendo/volendo risolvere il problema, ha ceduto pilatescamente la competenza sulla bassa soglia a Fugatti che si fa certamente ancora meno scrupoli a lasciare le donne in strada. Le soluzioni tampone messe oggi in atto (proroga di qualche tempo per l'accoglienza in bassa soglia di queste donne) devono lasciare il posto a progetti strutturali perché lasciare persone in strada - e in primis le donne che sappiamo più vulnerabili alla violenza - è inammissibile e disumano.
Il quadro complessivo è davvero indegno per il nostro territorio. Si continua nella campagna elettorale perenne sulla pelle delle persone più fragili, migranti, senza dimora e donne e questo è inaccettabile. Serve invertire la rotta, smettendo di ingenerare dolore e sprecare risorse, e INVESTIRE in accoglienza e inclusione.