
RIVA DEL GARDA. "Un segnale forte che fa bene alla sensibilità democratica". Queste le parole di Alessio Zanoni, sindaco di Riva del Garda, nel commentare la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. En plein in Consiglio comunale: voto unanime. Nella Busa è arrivata tutta un'altra pagina politica rispetto a Trento e Pergine Valsugana.
L. Andreazza, "Il Dolomiti", 10 aprile 2026
Dopo che il Dolomiti, attraverso un accesso agli atti (Qui articolo), ha portato alla luce che un secolo dopo Mussolini figura ancora tra i cittadini onorari di Trento, la vicenda è arrivata in Aula e il Consiglio comunale del capoluogo si è spaccato e la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini è naufragata tra l'astensione e il voto contrario della destra (Fratelli d'Italia e Lega) e di Generazione Trento (Qui articolo).
"Trento così ha ridato la cittadinanza onoraria a Mussolini, è un atto storico fortissimo. Pessime le scuse cavillose", così Francesco Filippi (Qui articolo).
Lo storico trentino e autore di numerosi libri di successo tra cui "Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo", "Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto" e "Antifascista. Pensare, vivere, agire per la democrazia" non è stato nemmeno troppo tenero anche con Pergine Valsugana. Lì non si discute della revoca perché tanto il duce è morto ma si voterà per darla a Ida Dalser: "Si onorano vittima e carnefice? Operazione imbarazzante" (Qui articolo).
Ecco che invece in quel di Riva del Garda non ci sono stati tanti dubbi. Maggioranza e opposizione hanno votato per la revoca.
La Giunta naturalmente con il sindaco, la vice Barbara Angelini e gli assessori Gabriele Bertoldi, Mario Caproni, Livia Ferrario e Stefania Pellegrini. Poi Elisabetta Aldrighetti, Renza Bollettin, Mirko Carotta, Tiziano Chizzola, Matilde Giupponi, Loredana Mascaro, Francesca Mercadante, Maria Pia Molinari, Adalberto Mosaner, Maria Carmela Picciani, Rudy Prandi, Nicola Santoni, Giovanni Vivaldelli e Matteo Zucchelli. Tutti e 19 i consiglieri si sono espressi per la revoca, assenti Salvatore Mamone (per impegni all'estero, avrebbe votato "Sì"), Silvia Betta (il Patt attraverso una nota ha parlato di "un’iniziativa condivisibile e doverosa, che riafferma con chiarezza i valori della nostra democrazia e il giudizio storico") e Cristina Santi.
Un intervento iniziato con un excursus storico. Una fase precisa e un'azione intrapresa da un commissario straordinario alla guida della città sulla base di una circolare del Prefetto. Una decisione del 24 maggio 1924 che si è inserita nelle celebrazioni dell'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale.
"Il conferimento è avvenuto in un contesto orchestrato e per questo il documento è rimasto sconosciuto negli archivi per 102 anni", aggiunge Zanoni. "Abbiamo voluto preparare una delibera come Giunta ma condivisa perché tutti i partiti sono dentro la Costituzione e la carta è contraria alle motivazioni che hanno portato all'assegnazione. Una scelta imposta, una cittadinanza onoraria che affonda le radici nella retorica di quell'epoca e che non è espressione della volontà della popolazione: il 6 aprile di quell'anno inoltre ci sono state le ultime elezioni (all'epoca nel Collegio Veneto) e i due gruppi socialisti, popolari, repubblicani e comunisti avevano ottenuto il 56% delle preferenze contro l'oltre 60% del fascismo a livello nazionale".
Un atto simbolico ma anche politico che rappresenta la volontà di lanciare un segnale dei valori della città e della comunità. "Un'attenzione ai valori democratici, così come una valorizzazione di tutte le altre personalità che hanno le cittadinanze onorarie, figure che sono state realmente premiate"
La prima del 1921 legata alla fine prima guerra mondiale e conferita al tenente Giuseppe Orlando per aver preso possesso della piazza di Riva del Garda, così liberata. Poi Mussolini. Nel 1928 al tenente Gennaro Sora degli Alpini di Edolo, tra gli artefici della Sat di zona e del rifugio Nino Pernici, per la spedizione di salvataggio di Umberto Nobile al Polo Nord, nel 1945 al generale statunitense arrivato nel Busa. Nel 1966 a Gianfranco Fedrigoni delle Cartiere, nel 2004 a Ingrid Betancourt, nel 2008 a Friedrich Karl Eichholz (l'ideatore di Expo Riva Schuh) e nel 2019 a Georg Stolle (ex sindaco di Bensheim, città tedesca gemellata a Riva del Garda). Nel 2021 al milite ignoto (su iniziativa dell'Anci) e poi a Liliana Segre.
"Un'occasione per rimarcare una visione univoca e i cittadini emeriti: non si poteva tenere Mussolini. C'è anche un patrimonio morale che non va perduto. Una decisione, per esempio, per ricordare il valore dei martiri trucidati nel 1944, per la resistenza e per la lotta democratica. Un modo per tutelare le associazioni e la memoria dei testimoni diretti che non ci sono più. Quella cittadinanza era incompatibile con i valori di libertà e democrazia che vogliamo trasmettere come comunità. Non è questione di destra e sinistra ma la differenza tra democrazia e dittatura, un principio che deve essere solido", conclude Zanoni.