
Che ci sia carenza di personale è noto. Si doveva lavorare prima per attrarlo sia nei contesti lavorativi che nei percorsi formativi, ma tant’è. Però proprio perchè già ti mancano MMG e infermieri, avresti dovuto puntare tutto su una buona pianificazione organizzativa e su un’adeguata programmazione degli spazi delle Case della Comunità (CdC). Ma anche qui acqua da tutte le parti.
Paolo Zanella, 31 marzo 2026
Ci si è ridotti a pianificare l’avvio e lo sviluppo delle CdC a novembre dello scorso anno, tre anni dopo il DM 77/2022. Si dirà che si sono attese le direttive nazionali, ma per orientare alcuni processi quelle direttive certo non servivano, bastavano gli indirizzi ministeriali del 2022 da declinare nella nostra provincia, per poi ritararli in prossimità della chiusura del PNRR. In tre anni, invece, nessuna attivazione della cittadinanza che vive nelle comunità e nessun coinvolgimento degli enti del terzo settore di quei territori per renderle realmente Case della Comunità. Ci si sveglia solo ora perché si arriva alla chiusura del PNRR. Le Comunità di valle, in capo alle quali sono i servizi sociali da integrare necessariamente con il sanitario, sono state rese partecipi del progetto solo nella seconda metà dello scorso anno. Questo il livello del governo politico di quello che dovrebbe essere un ambizioso e fondamentale progetto per il futuro della salute dei trentini/e.
L’unica cosa che è stata fatta è stata l’individuazione delle strutture dove collocare le CdC attraverso demo-ricostruzioni o ristrutturazioni. Per tre anni investimenti solo nei muri, quindi almeno su questo ci si sarebbe aspettati un lavoro puntuale. E invece no.
Pensiamo alla Casa della Comunità - della comunità! - in un non luogo come via Unterveger a Trento nord, zona produttiva dove non abita nessuno nel raggio di centinaia di metri e senza una fermata del trasporto pubblico urbano. Oppure la CdC di Borgo Valsugana, inaugurata ieri, dove ci si è resi conto in zona Cesarini che nel “nuovo edificio” dove si è collocata la CdC - tra l’altro cambiando di fatto solo etichetta all’ingresso e ben poco altro - mancano gli spazi per gli ambulatori dei MMG. Gli spazi per i MMG!!! Un dettaglio per una sede delle cure territoriali come la CdC che ruota attorno alla figura del medico di famiglia come prima interfaccia per affrontare le cronicità e per una presa in carico territoriale efficace... Alla fine in fretta e furia visto che si deve spuntare la check list delle cose fatte - per ora solo sulla carta - per non perdere i fondi PNRR pare siano stati liberati gli spazi di una palestra e di uno
studio di psicologia situati nella palazzina “ex sanatorio” a fianco del “nuovo edificio" dove si collocheranno - serve fare dei lavori… - gli studi dei MMG. E pensare che la programmazione degli spazi era l'unico aspetto sul quel Provincia e Azienda si erano focalizzati fino a pochi mesi fa…
Non possiamo che constatare ancora una volta che se il sistema sanitario trentino resiste e offre ancora servizi all’altezza non è certo grazie al governo dell'assessorato e alle capacità organizzative dell'Azienda, ma alla resilienza dei poveri professionisti sanitari ai quali portiamo la nostra solidarietà e verso i quali continueremo a mostrare gratitudine