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I consiglieri provinciali Michela Calzà, Francesca Parolari e Paolo Zanella esprimono profonda preoccupazione in merito alle notizie riguardanti l'affidamento del servizio di call center di Dolomiti Energia alla società Network Contacts (ora LUO) di Molfetta.
Trento, 2 aprile 2026
Desta forte allarme il profilo della società aggiudicataria, colpita solo venti giorni fa da una conferma di condanna per condotta antisindacale dal Tribunale di Trani. L'azienda avrebbe infatti modificato unilateralmente il contratto collettivo di riferimento, applicando accordi con minori tutele e costi ridotti (contratti pirata) rispetto a quelli sottoscritti dalle sigle maggiormente rappresentative. Sulla vicenda era intervenuta con nettezza anche la nostra segretaria nazionale, Elly Schlein, richiamando alla responsabilità nella tutela dell'occupazione.
Riteniamo che una società a partecipazione pubblica, che vanta un utile netto di quasi 350 milioni di euro, abbia il dovere morale e politico di selezionare i propri partner non solo sulla base del criterio economico, ma anche sull'affidabilità delle relazioni sindacali e sul rispetto dei diritti di lavoratrici e lavoratori.
È inoltre necessario fare chiarezza sulle scelte strategiche di Dolomiti Energia. Non si comprende la necessità di esternalizzare quote così consistenti di servizio — con due appalti esterni a fronte di un call center già esistente all'interno dell'azienda — frammentando la gestione e indebolendo la struttura operativa.
Inoltre, preoccupa il meccanismo dello "switch" previsto tra un anno, che comporterebbe lo scambio delle lavorazioni tra i soggetti vincitori delle gare. Tale procedura, prevedendo l'applicazione di contratti diversi (metalmeccanico su Trento e telecomunicazioni su Milano), rischia di svuotare di efficacia la clausola sociale, esponendo le lavoratrici a una precarietà inaccettabile e a un rischio concreto di dumping contrattuale. Se l’attività lavorativa è interscambiabile, le condizioni retributive non possono che essere le stesse e il contratto applicato quello in vigore più favorevole.
Vogliamo che la governance metta al centro la tutela del lavoro femminile e territoriale, che siano previste garanzie per impedire l'applicazione di contratti pirata o peggiorativi rispetto agli accordi vigenti.
Un’azienda a controllo pubblico in una provincia autonoma deve agire in linea con i principi di responsabilità sociale d’impresa.
Come possiamo sostenere la necessità di adeguare i salari da parte delle imprese private se è lo stesso settore a controllo pubblico a creare un precedente che va in senso opposto?