La maggioranza è nel caos

Ci sono momenti nel corso delle legislature che rappresentano una svolta, che cambiano i connotati del quadro politico, che trasformano in dato consolidato ciò che magari da tempo è dibattuto solo nei commenti degli addetti ai lavori.
Alessio Manica, 3 marzo 2026

Ciò che è avvenuto attorno alla mozione di sfiducia che le minoranze hanno presentato nei confronti dell'assessora Gerosa, dopo le inaccettabili dichiarazioni sulla figura di Clara Marchetto, rappresenta certamente per questa legislatura quel momento.

L'innesco dell'iniziativa d'aula delle minoranze ha acceso, oltre le aspettative, il gas esplosivo che da tempo saturava le stanze della maggioranza. Forse potremmo dire da inizio legislatura vista la conflittualità plateale fin dalla composizione della Giunta. Così in una sequenza ravvicinata di piccole esplosioni i trentini hanno potuto vedere in questi giorni una maggioranza che lava i panni in pubblico, che prende le distanze dalla propria esponente, un Presidente che non proferisce parola per giorni, partiti autonomisti che accendono l'orgoglio dei propri elettori sulla stampa per poi liquefarsi in aula con ben tre voti diversi. Nessuno però con la coerenza di sfiduciare a volto scoperto l'assessora rea di avere offeso le radici stesse del movimento autonomista.Per vedere infine il big bang del voto sulla mozione di sfiducia con l'astensione di buona parte della maggioranza, di quasi tutta la Giunta ma soprattutto del Presidente Fugatti, che ha sfiduciato così de facto la propria assessora senza l'onore di una dichiarazione preferendo fuggire dall'aula subito dopo e per i due giorni successivi.

Da questo caos della maggioranza le contraddizioni costitutive, che cerchiamo dai banchi delle minoranze di evidenziare da sempre, diventano palesi a partire dall'insanabile incompatibilità tra autonomismo e nazionalismo.Si è però anche sancito un altro dato sempre negato: la completa dipendenza del centro destra provinciale dalla dimensione romana. Gerosa è elemento indigesto ma inamovibile finché a Roma governa Giorgia Meloni. Così quell'astensione da cecchini esperti è in fondo un non verbale «vorrei ma non posso»: vorrei scaricarti ma se lo facessimo naufragheremmo con te.Così il galleggiamento della maggioranza proseguirà come l'abbiamo visto nella prima metà della legislatura: ognuno a gestire il proprio pezzetto di potere in una coabitazione forzata con il rischio costante che ogni volta che si calpestano i confini interni il tutto si incrini ed esploda.

Così Gerosa continuerà (almeno fino al prossimo scontro) a sedere come nulla fosse al fianco di quel Presidente che l'ha cecchinata in silenzio, confidando che i trentini non vedano, non capiscano, dimentichino. Forse però non sarà proprio così.Perché gli elettori cominciano a correlare quel caos ai troppi annunci che non diventano realtà, alle riforme che non arrivano, alla sanità che non funziona.Di queste giornate restano anche dichiarazioni e atti dei rappresentanti autonomisti che certificano un'idea del governo per il governo, per cui tutto si ingoia, che raccontano di un rapporto con Roma subordinato e non paritetico come vorrebbe un'interpretazione vera dell'Autonomia. Così si motiva in aula la bocciatura della mozione per paura delle ritorsioni sulla modifica dello Statuto in approvazione a Roma: paura che umilia e dimentica il piano del corretto rapporto istituzionale per nutrirsi solo di rapporti muscolari partitici della maggioranza.

In questi equilibrismi incrociati che azzerano alla base il senso stesso di coalizione come luogo di condivisione di un orizzonte, quell'ambizione di fare a meno di Fratelli d'Italia che il Presidente Fugatti lancia quando rivendica di essere autonomista, territoriale e popolare non solo si scontra con il dato elettorale ma si illude di ingannare l'elettorato con i titoli e non con i contenuti.Perché Fugatti rivendica di essere «autonomista e popolare» ma confonde l'autonomismo con «prima i trentini» e popolare con l'essere a tutte le sagre, e alla fine è Roma che garantisce la sua maggioranza ed è Roma che detta la linea. Il resto sono solo parole.