
La nuova iniziativa della Giunta provinciale di Trento sul sistema integrato delle politiche strutturali per la promozione del benessere familiare e della natalità introduce, in via sperimentale, una modalità inedita di erogazione dei servizi estivi, peraltro tardiva, pasticciata e senza preventivo coinvolgimento degli attori principali.
Trento, 27 febbraio 2026
Questa misura è nata durante la legge di bilancio e, sin da allora, ne abbiamo segnalato con chiarezza i rischi, l'ambiguità e le criticità.
Evidente squilibrio.
Solo di recente la Giunta ha approvato il provvedimento di avvio, che tuttavia desta ulteriori preoccupazioni: non solo per la tempistica, ma anche per i criteri scelti, che non garantiscono equità territoriale né parità di accesso tra bambini e famiglie delle valli e delle città. I dati demografici rendono la situazione ancora più chiara.
Due esempi eclatanti.
Val di Non e Val di Sole: secondo i dati ISPAT, vivono in queste due valli circa 5.000 bambini e bambine tra i 6 e i 14 anni. La delibera prevede 100 posti a settimana per 6 settimane, cioè 600 posti‑settimana. Poiché ogni bambino può richiedere fino a 4 settimane consecutive, i beneficiari effettivi diventano circa 150 bambini, pari al 3% della popolazione interessata. Anche nello scenario più ottimistico una sola settimana a testa si arriverebbe comunque solo al 10%.
Paganella e Rotaliana: anche qui la delibera prevede 100 posti complessivi, a fronte di una popolazione di circa 3.600 bambini e bambine nella stessa fascia d’età.
La domanda è inevitabile: quale criterio è stato utilizzato per determinare un numero di posti così basso e identico in territori con popolazioni molto diverse? Questi numeri mostrano che l’offerta non è calibrata sulla popolazione reale, né sulla domanda potenziale, né su criteri di equità territoriale. È un impianto che non regge alla prova dei fatti!
Un aspetto positivo va riconosciuto: la delibera prevede che i minori con certificazione ai sensi della Legge 104/1992, o con difficoltà di apprendimento o situazioni di particolare disagio attestate da personale competente, non concorrano al raggiungimento del numero massimo degli utenti ammessi. Per loro è prevista una quota minima del 10% per ogni punto di erogazione, in sovrannumero rispetto ai posti disponibili. È una scelta apprezzabile, che va nella direzione giusta: garantire inclusione e accesso ai servizi anche a chi necessita di personale specializzato e di un’attenzione educativa più intensa. Ma proprio questo elemento positivo mette ancora più in luce la contraddizione generale: se si riconosce l’importanza dell’inclusione, perché non si applica lo stesso principio di equità anche alla distribuzione dei posti tra territori e popolazioni così diverse?
Tempi sforati.
Siamo abbondantemente oltre rispetto alle tempistiche per garantire la programmazione di tutti i soggetti coinvolti, famiglie in primis. Entro il 10 marzo gli interessati dovranno presentare la manifestazione di interesse. Poi, una volta individuati, saranno convocati e ci sarà un mese di tempo per elaborare, in co-progettazione con la Provincia, il progetto educativo. Successivamente servirà delibera di Giunta di approvazione dei progetti e sottoscrizione dei contratti. Ben che vada saremo verso la seconda metà di aprile. Occorrerà infine promuovere le iniziative e raccogliere le iscrizioni. Mentre le famiglie attendono oppure si rivolgono altrove.
Un’ulteriore anomalia riguarda la scelta della Provincia di riservarsi la facoltà di non erogare il servizio nei territori in cui non dovessero arrivare manifestazioni di interesse da parte di cooperative o associazioni. Una previsione che, confermando l’incertezza dell’impianto, ha il sapore della beffa.
Mancato rispetto dei territori.
Totalmente esclusi da ogni tipo di confronto e coinvolgimento gli enti locali che hanno sempre svolto, relativamente alle colonie estive, quanto meno un ruolo di regia se non addirittura di organizzazione diretta. La Provincia accentra su di sé una funzione amministrativa totalmente avulsa dalle proprie competenze, sottraendola ai comuni e alle comunità di valle. Dopo l’organizzazione dei concerti arriva pure la gestione diretta delle colonie! Vera e propria bulimia di consenso!!
Il bluff delle scuole aperte in estate.
La parola scuola esce dal lessico usato in questo bando. Si tratta semplicemente di un mese e mezzo di attività estive, che arrivano a coprire la metà del tempo extrascolastico estivo. Iniziative che possono essere promosse ovunque e che replicano nella sostanza ciò che, in molti territori, già si faceva.
Ostacoli per tutti gli altri gestori.
Chi non partecipa a questo avviso non può programmare o, peggio, programma sul nulla rischiando di perdere utenti se dopo arriva l’iniziativa low cost della Provincia. Una vera e propria mancanza di rispetto, specie per chi opera attraverso il volontariato. Ma rischia di diventare una beffa anche per chi aderisce al bando, che non può nemmeno immaginarne gli esiti e rischia di abbandonare altre attività consolidate.
Disorientamento degli educatori.
A chi presentare domanda di lavoro e quando si possono accettare eventuali incarichi? L’incertezza regna sovrana in un settore in cui c’è già ora gravissima carenza di personale. Se scappano tutti dove si pescano gli operatori qualificati che servono?
Verso un’offerta unica.
I calendari estivi, promossi più o meno su tutti i territori, avevano il pregio di contenere più attività diversificate, tali da offrire a bambini e ragazzi iniziative variegate spalmate sui tre mesi estivi. L’entrata a gamba tesa della Provincia in questo campo ostacola pesantemente, fino a impedire, quel bilanciamento delle proposte che sui territori naturalmente si era raggiunto, con il rischio di rendere il calendario estivo, oltre che più povero, monotono, ripetitivo e di scarsa qualità.
Davvero un pessimo esito, pagato a caro prezzo da tutti, quando invece sarebbe bastato, per ampliare l’offerta, coinvolgere i Comuni e le Comunità di Valle garantendo loro i trasferimenti necessari per potenziare posti e proposte.
Paola Demagri, Michele Malfer, Lucia Maestri, Francesca Parolari
Consiglieri/e della Alleanza Democratica Autonomista