"Leggi per le donne non applicate"

Non si finiscono mai le parole, gli argomenti, che riportano la parità di genere sul tavolo del dibattito pubblico. Sono parole che si promettono di tracciare la strada di un percorso istituzionale, che scrivono la bozza di un progetto normativo, capace di garantire la sostanziale uguaglianza di genere nella vita quotidiana. E ieri, con il libro «Le leggi delle donne che hanno cambiato l'Italia», curato dalla Fondazione Nilde Iotti, alcune di queste parole sono state spese.
A. Tamiello, "Il T Quotidiano", 10 febbraio 2026

 

L'incontro, organizzato dalle Donne del Partito Democratico al Palazzo della Regione, è stato partecipatissimo. Da donne, soprattutto. A testimonianza di una vita spesa a difendere questi diritti c'erano Livia Turco, ex ministra della Solidarietà sociale e della Salute e presidente della Fondazione, e Marialuisa Gnecchi, ex deputata e vicepresidente dell'Inps, ora componente del cda nazionale dell'Istituto di previdenza. Marika Damaggio, vicecaporedattrice de il T, ha moderato gli interventi.

«Si parlava di Nilde Iotti come grande presidente della Camera, più spesso come compagna di Togliatti: allora, se questo avveniva all'interno del suo stesso partito, mi sono detta: esiste un problema che si chiama memoria» ha spiegato Livia Turco, sull'intitolazione della fondazione. «La dedica a Nilde Iotti nasce dalla necessità di costruire, innanzitutto all'interno della sinistra e poi nel nostro paese, una genealogia femminile delle donne che si sono impegnate nella politica e nelle istituzioni. E questo lo dico soprattutto perché per essere donne che fanno politica in modo libero ed autonomo, bisogna essere donne che sanno camminare con le proprie gambe, e per camminare con le proprie gambe bisogna avere una genealogia femminile».

Tante sono state le leggi per le donne, pensate apparecchiate da donne. Donne che, purtroppo, nella storia istituzionale del paese sono rimaste oscurate dalla penombra dell'anonimato.Una di queste leggi, «il vangelo» delle battaglie d'oggi, ha spiegato Marialuisa Gnecchi è la legge n. 53/2000 sui congedi parentali e sui tempi della città.«Una legge rivoluzionaria: io direi alle ventenni di studiarsi la legge 53 del 2000, andare avanti partendo da lì, e fare. Tutto quello che abbiamo fatto noi non è affatto scontato: bisogna partire da lì, prendere quella legge come vangelo, e migliorare» ha commentato l'ex sindacalista e vicepresidente Inps.«Perché penso che sia fondamentale? Primo perché ha riconosciuto la maternità anche al di fuori del rapporto di lavoro. Almeno cinque mesi gratuiti per tutte, sei eventuali mesi di maternità facoltativa a riscatto. Abbiamo litigato ventinove anni per far diventare diritto soggettivo dei padri il congedo».«E poi cos'altro ha di straordinario la legge 53? - si è chiesta Gnecchi - Tutto il capitolo sui tempi delle città. Dobbiamo renderci conto che i tempi della vita e del lavoro costituiscono la vita vera delle persone e le famiglie: il come la famiglia si organizza e quindi, se vuole, come combatte le discriminazioni al suo interno».

Però, fra tante leggi promulgate, la parità è ancora un obiettivo distante. «Il limite reale è l'applicazione delle leggi. - ha spiegato Livia Turco - Non ne possiamo più di andare in giro e sentire la gente che lamenta l'assenza di normativa. No, la legge c'è! Ci sono le leggi che prevedono misure di welfare. Ma chi si occupa di far conoscere che questi diritti esistono? Ora la cultura del monitoraggio è più presente, ma su questo punto bisogna insistere molto».