
Davanti all’ennesimo atto censorio messo in campo dal Consiglio provinciale nei riguardi della legittima attività dei Consiglieri provinciali eletti, desidero esprimere anzitutto la piena solidarietà al Collega Filippo Degasperi che si è visto pesantemente mutilare una sua interrogazione, che verteva sulle discutibili attività dell’”Immigration and Customs Enforcement” americano e sulle uccisioni di due cittadini americani, dei quali uno di origini trentine.
Lucia Maestri, 28 gennaio 2026
Da tempo denuncio un clima di censura operato dal Consiglio provinciale nei riguardi dei Consiglieri e del loro esercizio dell’attività ispettiva e di controllo, quale essenza stessa della democrazia parlamentare, ottenendo un silenzio imbarazzato o, al massimo, qualche risibile giustificazione, esattamente come avvenuto nel caso del Collega Degasperi. Ricordo che l’interrogazione “consiste nella semplice domanda rivolta alla Giunta provinciale per sapere se un fatto sia vero, se alcuna informazione sia pervenuta o sia esatta, se la Giunta provinciale intende comunicare al Consiglio documento i notizie, se abbia preso o intenda prendere alcun provvedimento su oggetti determinati, o comunque per sollecitare informazioni e spiegazioni sull’attività dell’amministrazione provinciale” (art. 151, Sez I, Capo III – Regolamento interno del Consiglio provinciale).
Trincerandosi dietro interpretazioni fin troppo restrittive del diritto alla “privacy” e paventando fantasiose ritorsioni di terzi, questa Presidenza del Consiglio provinciale, in netta antitesi con quanto accaduto in passato, sta insomma introducendo meccanismi di controllo preventivo sull’agire dei singoli Consiglieri, alimentando così un clima che è esattamente l’opposto di una sana democrazia. Si tratta dell’ennesimo segno di una deriva che non può non preoccupare, perché mette in discussione i cardini stessi del sistema democratico della nostra autonomia speciale.