Occupazione, meno retorica: l’autonomia torni a sperimentare

Troppa retorica da parte della giunta provinciale nell’affrontare le tematiche del lavoro. Invece di chiudersi nell’ostinata difesa di improbabili «purezze identitarie», si dovrebbe dare rapida risposta ai cambiamenti del mercato.
Lucia Maestri, 29 agosto 2025

Nell’arco dei prossimi quattro anni, i dati oggettivi ci dicono che oltre 70.000 lavoratori, solo nella nostra regione, lasceranno l’impiego per andare in quiescenza. Se poi si sposta lo sguardo sul livello nazionale, la cifra dei futuri pensionamenti supera la cifra di tre milioni.

Posto che tutto ciò potrebbe mettere in seria difficoltà le casse dell’Inps, il quale infatti sta già immaginando una serie di soluzioni atte a diluire nel tempo e nelle modalità quest’enorme blocco di abbandoni, ciò che serve adesso e subito, in sede locale ancor più che nazionale, sono lungimiranti politiche attive del lavoro, capaci di guardare oltre la siepe dell’immediato.

Se da un lato va ridefinita una qualità del lavoro per renderlo appetibile e vanno ritoccati al rialzo i salari, come giustamente evidenzia il Segretario generale della Cgil del Trentino, dall’altro lato va elaborata, sfruttando a pieno tutte le competenze dell’autonomia speciale, una nuova politica dell’accoglienza e dell’immigrazione, soprattutto in considerazione del fatto che alcune professioni non attraggono più la manodopera locale, con conseguenti disequilibri dell’economia provinciale che risente sempre più di questa situazione di precarietà e difficoltà.

D’altronde, è notizia di questi giorni quella dell’arrivo di lavoratori cinesi per la raccolta della frutta, posto che, per plurali ragioni, appare in forte calo l’arrivo di manodopera dall’est europeo. Nel contempo ritornano fra i filari alcuni giovani e pensionati che cercano una integrazione momentanea al loro reddito, denunciando così la crescente situazione di difficoltà nella quale versano le fasce più deboli del nostro corpo sociale. Davanti a tutto questo, la giunta provinciale rimesta nel solito pentolone di retoriche a buon mercato e di soluzioni «tampone», non riuscendo a produrre una elaborazione complessa e di lunga prospettiva sul tema del lavoro e dell’occupazione, sulle relative prospettive e sulle trasformazioni in atto.

Invece di chiudersi nell’ostinata difesa di improbabili «purezze identitarie», andrebbero quindi individuati e messi a regime adeguati interventi normativi e progettuali in grado di fornire risposte rapide, credibili e di lunga durata alle domande che, sempre più imperiosamente, salgono dal mercato del lavoro. Se nei primi anni Ottanta dello scorso secolo si sono approntati meccanismi originali e sperimentali di successo come l’Agenzia del Lavoro, grazie alle facoltà di una autonomia dinamica e fondata sulla centralità della programmazione e al dialogo costruttivo con le parti sociali, adesso è urgente riannodare quei fili per trovare insieme soluzioni idonee, prima che sia troppo tardi. Solo attraverso una diversa e più corposa concertazione, che abbia per protagoniste le Organizzazioni sindacali al pari di quelle categoriali e di settore mettendo la Provincia in una posizione terza, si potrà disegnare strumentazioni moderne e flessibili, pronte ad adattarsi alla velocità dei mutamenti e delle domande, anche accogliendo forza-lavoro esterna al territorio, garantendo alla stessa condizioni eque e costruttive, prima che l’economia trentina vada in sofferenza ulteriore per carenza di lavoratori e di professionisti. Questa è la strada che conduce al superamento anche degli ostacoli anagrafici. Tutto il resto è retorica, tanto vuota quanto inutile.