Stranieri, prosegue il trend decrescente In aumento il tasso di disoccupazione

Il calo è ormai un trend. Dopo la svolta «storica» registrata l’anno scorso, anche il rapporto 2016 del Cinformi dedicato all’immigrazione in Trentino conferma la tendenza alla diminuzione delle persone straniere residenti in provincia (- 3,3% nel 2015 rispetto all’anno precedente) e la riduzione, complice anche la crisi economica, del numero dei nuovi ingressi di cittadini non comunitari (- 4,2%).
E. Ferro, "Corriere del Trentino", 17 febbraio 2017

 

«Stiamo transitando da un passato di forte crescita a un presente di relativa “stazionarietà”» spiega Serena Piovesan, sociologa dell’area studi e ricerche del Cinformi e curatrice, assieme a Maurizio Ambrosini e Paolo Boccagni, del rapporto. Il motivo principale? Le acquisizioni di cittadinanza italiana, 3.292, in Trentino, solo nel 2015, il 60% in più rispetto al 2014. Se c’è una migrazione che cresce, invece, seppur mantenendosi nell’ordine del 3% delle presenze straniere in provincia, è quella forzata: nel corso del 2016 sono stati accolti 1.276 migranti attraverso il progetto di accoglienza straordinaria (erano 1.157 nel 2015) e 199 attraverso lo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, una rete di enti locali coordinata dal Ministero dell’Interno alla quale la Provincia aderisce dal 2006).

Quadro dinamico

Dai profughi dunque, la cui presenza sul territorio è molto mobile e non necessariamente destinata a stabilizzarsi, alle comunità ormai radicate da tempo, il quadro delle presenze straniere in Trentino è sempre più dinamico e complesso. Lo «zoccolo duro» dell’immigrazione in provincia è composto dai 48.466 residenti stranieri, che rappresentano il 9% della popolazione totale: due terzi provengono da uno Stato europeo, il 30% è «comunitario» in senso stretto, con la Romania che si conferma ancora come principale Paese di provenienza (21% dei residenti stranieri, circa 10.200 persone), seguita da Albania, Marocco, Macedonia e Moldavia. Una presenza andata connotandosi per la predominanza femminile (53,7%), dove le seconde generazioni sono sempre più presenti (nelle scuole i nati in Italia, 6.300, hanno raggiunto il 65,5% del totale degli alunni stranieri con il 91% nella scuola dell’infanzia), diffusa capillarmente sul territorio (ogni Comune trentino conta in media dal 4 al 12% di cittadini stranieri, con picchi anche del 25), ma in netto calo rispetto all’anno precedente. La diminuzione, rispetto al 2014, è stata di circa 1.600 unità (un calo del 3,3%). La principale determinante, si diceva, è l’acquisizione della cittadinanza: tra il 2005 e 2015 circa 14.600 persone sono diventate italiane e sempre più per anzianità di residenza (l’88% circa del totale nel 2015) a scapito delle concessioni per matrimonio.

Nuovi permessi

Il segno di un passaggio storico evidente si nota anche nei nuovi permessi di soggiorno (rilasciati a un numero sempre minore di cittadini non comunitari, 1.676 nel 2015, - 4,2% rispetto al 2014): di fronte anche alla crisi economica, è ormai ridottissimo il peso di quelli per motivi di lavoro (8%) e a fare la parte del leone sono quelli per motivi di famiglia (53%) e per asilo o ragioni umanitarie (17%). Sul totale dei permessi con scadenza in corso di validità al primo gennaio 2016, i motivi familiari incidono per il 56% (contro il 33% del 2011), le cause asilo-umanitarie per l’8% (era il 3% nel 2011), il lavoro per il 27% (a fronte del 57,5% di cinque anni prima).

La crisi del lavoro

Il rapporto, d’altro canto, mette in luce una crescente difficoltà di inclusione dei migranti nel mercato del lavoro, eccezion fatta per la componente femminile nel settore di cura: l’occupazione straniera non stagionale si è contratta anche nel 2015 (- 1.200 unità, prevalentemente maschi, impiegati nel settore manifatturiero), è caratterizzata da una persistente concentrazione nelle qualifiche operaie (8 casi su 10) e risulta essere più temporanea (1 su 4) e a tempo parziale (il 30%, in due casi su tre non volontario) che fra gli italiani.

Se c’è un settore, invece, che non conosce crisi e dove l’immigrazione è indispensabile, è il fronte del lavoro di cura e assistenza: in provincia su cinque persone occupate in questo campo, quattro sono immigrate (circa 5.000). Per le straniere (come per le italiane) continua l’incremento delle posizioni di assistente familiare (+ 2,6% rispetto al 2014) e l’arretramento di quelle di collaboratrice familiare (- 9,3%). Difficile immaginare, secondo quanto emerge dai dati, un’economia trentina senza il contributo dei cittadini immigrati: lavoro di cura a parte, in agricoltura tre assunzioni su quattro si riferiscono a stranieri, nell’industria quasi uno su tre, nei servizi uno su quattro. Aumentano anche le imprese con un titolare nato all’estero, 2.481 al 30 settembre 2016, l’8,7% sul totale delle aziende in Trentino. Sono concentrate soprattutto nelle attività di trasporto e magazzinaggio (21,6%), nelle costruzioni (19%) e nei servizi alle imprese (18,3%).

Il dato «preoccupante», tuttavia, come fa notare Piovesan, riguarda il tasso di disoccupazione degli stranieri, in crescita di circa il 2% rispetto al 2014 e con un divario sempre più ampio con quello degli italiani (17,5% a fronte del 5,6%) .


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