Secondo trimestre, disoccupati al 5,6%

Nel secondo trimestre la disoccupazione in Trentino scende al 5,6%, contro il 6,4% del secondo trimestre 2016. Nel dettaglio l’Ispat fa sapere che le forze lavoro superano le 250mila unità e risultano in aumento di circa 1.100 unità, dovuto ad una crescita delle donne nel mercato del lavoro di circa 2.100 unità e una contrazione degli uomini di circa 1.000 unità.
"Corriere del Trentino", vai Torre Verde, 27 - Trento.

 

L’occupazione in tendenza aumenta dell’1,4%, pari a circa 3.150 unità, con un incremento del 3,5% (circa 3.700 unità) delle donne e una sostanziale tenuta degli uomini (-0,4%). I disoccupati si riducono di oltre 2.000 unità, scendendo sotto la soglia dei 14mila. Il risultato positivo è frutto, in particolare, della componente femminile (-22%) e, in minor misura, della componente maschile (-5%). L’inattività registra una diminuzione dell’1,4%, anche in questo caso, dovuta alla componente femminile.

I tassi rappresentativi del mercato del lavoro, su base annua, rilevano: un tasso di attività pari al 71,5%, rispetto al 71,1% di un anno fa; un tasso di occupazione pari al 67,4% e in aumento rispetto ad un anno prima (66,5%); un tasso di inattività in età lavorativa in calo di 4 decimi di punto percentuale (28,5%). A livello nazionale cresce il tasso di occupazione (58,1%), cala il tasso di disoccupazione (10,9%) ed è stabile il tasso di inattività in età lavorativa (34,6%).

«Sono dati molto positivi — ha commentato l’assessore Alessandro Olivi — Ora bisogna insistere nell’attribuire priorità assoluta anche nella prossima manovra di bilancio al tema della crescita qualitativa delle nostre imprese e a nuovi incrementi dell’occupazione, con misure capaci di rivolgersi soprattutto ai giovani». Sulla stessa lunghezza d’onda Alessio Manica, capogruppo provinciale del Pd: «La prossima finanziaria rappresenta un’occasione importante per continuare a investire su crescita e sviluppo». Il segretario della Cgil, Franco Ianeselli, aggiunge: «Adesso è indispensabile puntare alla produttività del nostro sistema economico, investendo sulla conoscenza a tutti i livelli, sulla formazione dei lavoratori e sulla qualità del lavoro, anche migliorando le condizioni di chi lavora in termini economici, di tutele e di stabilità».


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